PIEVE DI SAN PIERO A GROPINA - SCULTURE

06.12.2016 09:29

PIEVE DI SAN PIERO

PULPITO

La quarta colonna a sinistra di chi entra mostra un altro capitello di derivazione classicheggiante e francese che reca un soggetto interessante. vediamo quattro figure goffamente sedute, emergenti da un contesto apparentemente confuso di fogliami e tutte collocate ad angolo. Una di esse è un vecchio che si tira la barba, in segno di rabbia, di ira. Le altre tre sono esseri femminili dalle lunghe chiome (particolare che ricorda la sirenza del pulpito) concluse con una forma a spirale (che comunque è un rimando all'Infinito, anche se qui a essere evocate sono le pene eterne che il peccatore impenitente soffre). Ognuna di esse è accompagnata da un drago bicaudato (si veda la sirena sempre del pulpito) che ne succhia i seni. Chiara allusione alle conseguenze del peccato, condotta in uno stile che mescola raffinatezze tardoantiche sia dirette che mediate attraverso le varie "rinascenze" medioevali e temi popolareschi, cui non pare estraneo l'influsso dell'arte etrusca delle chimere e delle tombe.

Gli Apostoli visti frontalmente (molto difficile identificarli) hanno le braccia alzate in atto di orazione secondo un'iconografia diffusa già nell'arte paleocristiana. DA notare che quelli posti ad angolo si tengono per le braccia, saldamente, con le mani in un atteggiamento che può essere leggibile come un ulteriore richiamo al nodo della colonna e, quindi, alla Trinità.

Inserito in una decorazione fatta con elementi richmiamanti il triangolo (ancora la Trinità) c'è la testa di bue, simbolo dell'Evangelista Luca, che completa il tetramorfo.

Inserito in una decorazione fatta con elementi richmiamanti il triangolo (ancora la Trinità) c'è la testa di bue, simbolo dell'Evangelista Luca, che completa il tetramorfo.

Il leone di Marco, l 'uomo  (in realtà è un angelo) di Matteo e l'aquila di Giovanni a formare una parte del tetramorfo. E le spirali, che indicano sempre un cammino ascensionale (quindi ascetico) dell'uomo verso Dio,  Sempre più in alto, fino all'incontro definitivo con Lui.

IL PULPITO VIENE viene dalla vecchia costruzione del secolo VIII che sorgeva al posto di quella attuale del XII.  Si tratta, quindi, di un resto della vecchia costruzione.

Il pulpito, luogo in cui veniva diffusa la Parola di Dio, era importante nel programma iconografico di una chiesa. La sua collocazione in luogo ben visibile non era fruttodel caso.  Il nodo, qui ben visibile, esprime la Trinità, grande mistero della Fede. Tre persone uguali e distinte, cioè Padre e Figlio (le colonne annodate) e Spirito Santo (il nodo). Il nodo, a sua volta, può essere visto come il frutto dell'amore tra Padre e Figlio che  dà origine a un Dio solo.  "In Dio c'è l'amante, cioè il Padre; l'amato, cioè il Figlio; e l'amore, cioè lo Spirito Santo" (Sant'Agostino).

LA posizione ben visibile del pulpito in questione è spiegabile prpprio con l'importanza della Trinità.

Un'altra chiave di lettura  del nodo è la dualità di Cristo, persona UMANA (le colonne) e DIVINA (appunto, il nodo, cioè Dio).

Sopra le colonnine, dodici personaggi nudi e informi (a stabilire la loro umanità imperfetta ma su cui Cristo ha deciso di istituire la Chiesa, nonostante i loro difetti)), calvi e con gli occhi aperti.  Sono gli Apostoli, con le mani alzate. Ma quelli ad angolo si reggono solo su un braccio.

Sopra di essi, nel bordo, una decorazione di triangoli che volgono verso il basso.  In mezzo, una testa di bue a simbolizzare l'Evangelista Luca.

Nella fascia superiore, a formare un Tetramorfo, il leone (Marco), l'uomo-angelo (Matteo) e l'aquila (Giovanni).

Sotto a sinistra, c'è una quercia stilizzata.

Tra gli altri simboli, alcune reminiscenze pagane come la sirena bicaudata dai linghi capelli e un uomo nudo con il fallo eretto, al cui lato stanno due serpenti che ne mordono e orecchie. Chiare raffigurazione del peccat

Accanto ad essi, un volto umano a forma di cuore con una croce sopra e il corpo avvolto da enormi ali.

In basso, due agnelli cruciferi e due grifi alati.

Altri simboli qui presenti: cerchi, croci stilizzate e una fonte zampillante di Acqua, da cui un uccello (un pellicano, cioè Cristo) beve.

A destra del tetramorfo, un pannello con 54 spirali e un bellissimo fiore a otto petali, simbolo della Luce di Dio e dell'Avvento di Cristo alla fine dei tempi (sei i giorni che Dio impiegò per creare il mondo, il settimo si riposò e l'ottavo tornerà alla fine dei tempi). Sotto, un tralcio di vite stilizzata senza grappolo, che può avere significato della nuova vita in Cristo. Gli stessi simboli, come il fiore della vita e le spirali, si trovano nella parte posteriore, così come una replica della colonna annodata si trova in una delle gallerie esterne dell'abside.

 

ABSIDE

L'inquadratura dell'abside ci mostra, accanto alla fascia di colonnette lombarde lisce con arco a ferro di cavallo (riscontrabili anche in altre pievi della zona) visibili nella parte superiore dell'abside, alla tozza torre con muratura molto sempice (sembra quasi di trovarci di fronte a una fortezza), anche il particolare del nodo, ripreso circa quattro secoli dopo il pulpito (l'abside è della metà dei XII secolo).

Le ragioni di questa riproposizione del suddetto tema possono essere anche di tipo dogmatico, essendosi nel XII secolo ripresentata l'esigenza di riaffermare il dogma della Trinità.

Da notare che il nodo è un elemento diffusissimo, tra i secoli XII e XIII, in Toscana (Lucca, San Michele in Foro; Arezzo, Chiesa di Santa Maria della Pieve; San Quirico d'Orcia (Siena), Collegiata) e in altre zone d'Italia (Verona, San Zeno; Venezia, San Marco; Como, Palazzo del Broletto; Trento, Duomo) e all'estero, specie in Germania (Bamberga), Austria (Moding) e Jugoslavia (Spalato).

 

CAPITELLI

 

Per quello di cui vediamo la faccia anteriore con Cristo assiso in atteggIamento benedicente  siamo attorno al 1180-90, e l'anonimo maestro campionese (erede di una famiglia di marmorari di origine lsvizzera attiva fin dall'VIII secolo in tutto il centro-nord dell'Italia) raffigura Cristo seduto in trono, con in mano un libro , forse il "Libro della vita", con una fare che, se non si scosta dal miniaturismo tipico di certa scuola romanica (pieve di Romena, ad esempio) oppure altri capitelli di Gropina, lo supera di molto nella resa volumetrica del corpo e nella ricerca della spazialità, non molto lontana dal classicismo contemporaneo di Parma, Arles e Saint-Gilles Du Gard.

Nello stesso periodo ffurono

A Gropina, molto ricco appare il restante corredo scultureo (secoli XII e XIII), e, a completamento di questa breve e sommaria esposizione, un ultimo accenno ai capitelli è d'obbligo. Stilisticamente due sono le scuole scultoree che vi si confrontano.una è certamente più arcaica, simbolista, e legata nel modellato a un fare molto essenziale che si riscontra anche nei capitelli della vicina pieve di Romena e che ha qualche riscontro nel Puy francese, mentre l'altra (visibile nei capitelli a sinistra di chi entra) appare più decisamente classicista, non solo in senso iconografico ma anche come modellato. Un classicismo che, se da un lato può essere legato, seppur con le debite differenze, alla monumentalità di un Saint Gilles Du Gard sopra citati, dall'altro ha precisi riferimenti in sarcofagi romani reperibili in loco e nella stessa arte etrusca. A questi ultimi si riferisce la totalità delle foto di Marco Pistelli che qui presento.

 

Tuttavia, una spiegazione è d'obbligo anche per gli altri capitelli, di fattura più antica.

I temi iconografici sono i più vari, mentre la datazione non dovrebbe discostarsi dalla metà del XII secolo. Troviamo la scrofa che allatta quattro maialini (l'abbondanza, legata anche al significato stesso del maiali, spesso associato a momenti di festa. I maialini sono simbolo barbarico delle stagioni), ma qui si legge un chiaro accenno alla Chiesa che allatta i suoi figli. Questo capitello è quadrato, poggiato sul pilastro di sinistra subito dopo l'entrata, e (fatto non casiuale), nel lato destro mostra una lupa dalla bocca spalancata (segno del peccato che attira l'uonmo nelle sue fauci), e a sinistra, un lupo che azzanna una pecora, l'uomo divorato dal male. Anche qui il significato di ammonimento morale è evidente.

Tra gli altri capitelli, anche l' "Homo viator", un maestoso cavaliere in arcione (Carlomagno? Costantino?), evidemtemente debitore da un punto di vista iconografico dell'arte romana. Assieme ad altri due cavalieri ai lati, lo vediamo fronteggiare due figure demoniache contorte e piegate, a evidente siginficato di monito morale (la stessa posizione può essere letta in questo modo). Partocolare interessante: uno dei due cavalieri, quello a sinistra dellop spettatore, è visto senza scudo. Si tratta di Teodorico, re degli ostrogoti, a cui la cultura del tempo riconosceva doti di ardimento e valore anche guerresco, ma che aveva il torto di essersi inimicato i cristiani. Ecco perchè è visto privo di scudo.

Tra gli altri capitelli, sempre a destra, due leoni affrontati,, cioè l'uno contro l'altro, di cui quello di destra azzanna l'altro che mostra i denti come a voler urlare per il dolore.

Un altro capitello cita i motivi del pulpito nei grappoli d' uva dagli acini ravvicinatissimi.  Un altro raffigura quattro aquile, dalle ali aperte a metà (rappresentante lo Spirito Santo) che tengono saldamente per gli atrigli una preda (la materia). Non mancano foglie d'acanto classicheggianti, con cui, come gli antichi glorificavano i loro eroi, i cristiani glorificavano Cristo, vincitpre della morte.

I capitelli di Sinistra sono dovuti ad artisti di cultura più complessa (1170 circa), influenzati, come dicevo, dal classicismo d'oltralpe ma dotati di una loro personalità artistica.  Tra essi troviamo riproposta l'iconografia etrusca della Chimera , con testa (a significare la forza) e corpo di leone,  nel dorso una testa di drago o capra e coda di serpente (l'astuzia). .Non mancano anche i motivi fluoreali, come le foglie d'acanto. Spesso sono associati a diavoli cornuti rappresentati assieme a un volto umano che si nasconde tra la vegetazione. Si tratta di un motivo celtico, l' "uomo verde", con rami e foglie che gli escono persino dalle orecchie e dal naso, a simboleggiare la rinascita della vegetazione in primavera (ecco un legame con i maialetti che rappresentano le stagioni). Questa è una fugura a cui, sia in Inghilterra che nel mondo romano, ne sono collegate diverse altre. Cerunos in ambito celtico, e Silvano o tra i latini; ma anche leggende come il Puck shakespeariano o lo steso Robin Hood e le versioni popolari di San Giorgio.

Un altro capitello con teste di satiro, felino e caprone mostra ulteriormente come i cristiani valorizzassero il senso del mistero (e quindi il senso religioso) degli antichi ma vi sovrapponessero nuovi contenuti legati alla Rivelazione di Cristo. Il Satiro è da sempre legato alla rappresentazione delle false credenze pagane, mentre il felino è associato ala violenxa e il caprone anch'esso al demoniaco (in ragione del fatto che quando cambia pelle il puzzo è insopportabile). il fatto che fossero rappresentati tutti e tre in un solo capitello è visto come una raffigurazione della Chiesa che sconfigge il Demonio.

Verso l'abside, un capitello assume una particolare importanza. Vediamo, di fronte, San Pietro con le chiavi e la testa di San Paolo .Il lato destro è occupato da un soggetto mitologico, Sansone che atterra il leone. Segno della baldanza, della forza che l'uomo toccato da Dio ha, e che perciò dominare i suoi stessi istinti bestiali (il leone). il lato sinistro (Foto) vede un Sant'Ambrogio con il rotolo della nuova Legge . Ambrogio era, con Girolamo, Agostino e Gregorio Magno, uno dei quattro dottori della Chiesa.

La quarta colonna a sinistra di chi entra mostra un altro capitello di derivazione classicheggiante e francese che reca un soggetto interessante. vediamo quattro figure goffamente sedute, emergenti da un contesto apparentemente confuso di fogliami e tutte collocate ad angolo. Una di esse è un vecchio che si tira la barba, in segno di rabbia, di ira. Le altre tre sono esseri femminili dalle lunghe chiome (particolare che ricorda la sirenza del pulpito) concluse con una forma a spirale (che comunque è un rimando all'Infinito, anche se qui a essere evocate sono le pene eterne che il peccatore impenitente soffre). Ognuna di esse è accompagnata da un drago bicaudato (si veda la sirena sempre del pulpito) che ne succhia i seni. Chiara allusione alle conseguenze del peccato, condotta in uno stile che mescola raffinatezze tardoantiche sia dirette che mediate attraverso le varie "rinascenze" medioevali e temi popolareschi, cui non pare estraneo l'influsso dell'arte etrusca delle chimere e delle tombe.