PREFAZIONE:
SUA SANTITA' Papa Emerito BENEDETTO XVI
L'ARTE ROMANICA


INTRODUZIONE
1) un nuovo rinascimento?
2) Rapporto con l'antico / un famoso detrattore toscano del Romanico a confronto con Raul Glaber.
3) C'è un solo Romanico?
4) Propositi e obiettivi del sito
1

UN NUOVO RINASCIMENTO?
"SI SAREBBE DETTO CHE IL MONDO, LIBERANDOSI DELLE SUE ANTICHE VESTI, SI ORNASSE DI UN BIANCO MANTO DI CHIESE NUOVE" (RAUL GLABER,citato da Ratzinger). Questa frase è cruciale per comprendere il Romanico. Soffermiamoci un attimo su essa.. Il contesto storico-politico in cui si sviluppa quest'arte è un'epoca di grandi novità, o meglio di rinnovamento delle istituzioni politiche ed ecclesiastiche, con il definitivo consolidarsi dell'istituzione feudale(, e dopo le paure millenaristiche) cui fanno da contraltare l'affermarsi dei primi stati nazionali e la rinascita delle città, dovuta anche a nuove tecnologie agricole che migliorarono la produzione delle campagne . Ciò ebbe come conseguenza la sempre maggior iimportanza,anche economicamì, di monasteri e abbazie (organizzzati con le migliori tecnologie e centri culturali importanti) e, per contraltare, la riaffermata potenza dei vescovi cittadini e dei capitoli delle cattedrali, alter ego religioso di quanto accadeva tra feudatari e nuovi poteri cittadini.
Ancora, la rinnovata potenza politica del Papato e il confllito con un Impero che, se con Carlo Magno aveva raggiunto l'apoteosi, decadde rovinosamente con i suoi mediocri successori fino a Ottone I (fine X secolo), gran politico. La stessa civiltà monastica, favorita dai regnanti e periodicamente rinnovata sulla base della Regola Benedettina da personaggi come San Benedetto d'Aniane, collaborò attivamente, con le sue personalità più eminenti, al rinnovato clima spirituale, politico, culturale, sociale ed economico.

Detto ciò, l'arte romanica può forse essere assimilata alle tante "rinascenze" o Renovationes del periodo, tutte interessate a una riproposizione "integrale" dell'antico? Si e no, diciamo. Si, perchè anch'essa guardava all'arte romana come a un modello da imitare.Ma non si faceva condizionare dai processi di revival dell'antico. L'uomo di quel periodo era così realista da sapere che le riproposizioni artificiose, fatto salvo i geni individuali, raramente hanno un riscontro duraturo.. Ed essendo guidato da un sano realismo, egli sapeva due cose: che il mondo era cambiato e soprattutto cheera successo un fatto ormai non cancellabile: la venuta di Cristo.. Del resto, se il termine romanico fu coniato all'inizio del XIX secolo dal francese Charles de Gerville e dall'inglese William Gunn per sottolineare la continuità con l'antico, oggi si sa che allo sviluppo di questa cultura contribuirono anche i contatti con Costantinopoli e l'Islam, oltre all'arte degli invasori "barbari" e delle province dell'Impero. Anche se, come vedremo, le enormi differenze tra zona e zona ma anche all'interno dii una stessa zona (il periodo va dagli inizi dell'XI fino a tutto il XII secolo) rendono difficile un discorso univoco. fatta salva una certa omogeneità costruttiva (almeno in zone come la Borgogna).
Rapporto con l'antico / un famoso detrattore toscano del Romanico a confronto con Raul Glaber.
Un altro tema in cui gli artisti romanici hanno detto la loro è stato il rapporto con l'antico. Diversi sono i punti in comune con l'arte romana, mediati dai committenti. Le biblioteche dei monasteri e delle abbazie abbondavano di testi romani salvati dalla distruzione dai monci, e da ciò venne l'edificazione di una civiltà culturale nuova. Una civiltà che a quella romana (meno alla greca) deve molto, ma che ci tiene a rimarcare una sua originallità, figlia del fatto cristiano..
Nella seconda edizione delle sue "vite" , venuta alla luce nel 1568, Giorgio Vasari, emerito architetto,pittore e biografo dei grandi artisti, scrive, riguardo a una famosa chiesa fiorentina : "L'anni MXIII si vede l'arte aver ripreso alquanto di vigore nel riedificarsi la bellissima chiesa di San Miniato in sul monte...perciocchè, oltre agli ornamenti che di marmo vi si veggiono dentro e fuori, si vede nella facciata dinanzi che gli architetti toscani si sforzarono d'imitare...quanto potettono il più, l'ordine buono antico".
Di contro, cinque secoli prima, un monaco borgognone, Rodolfo Glabro (o Raoul Glaber, in francese odierno), scrive, nella sua "Cronica" dell'anno 1003 (ma alcuni leggono 1033) : "Si sarebbe detto che il mondo stesso, scrollandosi di dosso le spoglie della vecchiaia, si fosse rivestito di un bianco manto di candide chiese".
Abbiamo due concezioni dell'arte dello stesso periodo (tre il 1003 e il 1013, o se vogliamo accettare l'opinione di chi legge l'anno 1033 nei manoscritti che riportano l'opera di Rodolfo) che divergono profondamente, nelle loro basi culturali e nei risultati pratici. Per lo storico e architetto aretino, il valore di un'opera meravigliosa e profondamente originale come il San Miniato sta nello sforzo di imitare un altro mondo, preso sempre come punto di riferimento, che sta alla base della concezione architettonica di San Miniato, ma che non viene imitato pedissequamente. Piuttosto, quelli che Vasari chiama "architetti toscani" partono dal mondo romano ma lo citano, lo prendono come esempio ma ne escono architettonicamente e idealmente. Sembrerebbe molto riduttivo considerarli come semplici imitatori. Ma una visione parziale e riducente il rapporto con l'antico al fenomeno della "mimesi" o imitazione conduce un uomo profondamente inserito nell'atmosfera tardocinquecentesca come il Vasari a fare queste considerazioni, che, in fin dei conti, si riducono all'assunto che la bellezza di questa chiesa stia nel suo "ritorno" all'antico e che, di conseguenza, l bellezza stessa è legata a questo desiderio impossibile di tale "ritorno", che poi animò tutto il rinascimento.
Quanto èifferente la posizione di Rodolfo, non solo per il periodo storico diverso. La bellezza del "bianco manto di candide chiese", per lui, significa un risveglio dalla paura della fine del mondo che aveva attanagliato tanti spiriti nel corso de X secolo e agli albori dell'XIesimo. Non, quindi, l'illusorio rincorrere un desiderio del ritorno di un'antica età dell'oro (in realtà mai esistita), ma l'impeto di una novità, che si libera del vecchio proprio perchè da esso trae esperienza ma è comunque espressione di un'epoca nuova, vivificata dal rinnovarsi della Fede cristiana. Tant'è che proprio il "bianco manto di candide chiese" è ciò che, per primo, balza agli occhi di un cronista che, ad onta dei numerosi problemi disciplinari che gli costarono sanzioni di vario tipo presso il suo ordine (fu più volte spostato di sede in sede per cercare di porre un argine alla sua continua disubbidienza e ad attegiamenti che diedero scandalo), ha visto meglio rispetto al pregiudizio ideologico del grande architetto toscano, che privilegia NON una sua idea ma l'osservazione oggettiva della realtà.
C'è un solo Romanico?
Dall'ARTE CLASSICA viene la pianta basilicale, l'interess pr forme di capitelli sempre più lnnovativiìe. E va detto che il termine ROMANICO nacque nell'ottocento proprio per rimarcare i legami con l'antico, non tenendo in conto le differenze. C he sono molte, sia con l'arte classica che tra i diversi territori. Oggi si sa che ad ispirare quell'arte che va sotto il nome di Romanica furono anche i filoni artistici tardoantichi delle provice romane, meno legate a canoni di aulica "ufficialità". Tutti questi influssi generarono comunqu ua grande complessitù di tendenze artistiche notevole, con opere situate anche a poca distanza tra esse ma con caratteristiche alquanto diverse l'un l'altro.
Ad esempio, in Toscana c'p poco in comune tra il romanico pisano (ad es. ll Duomo) e fiorentino (Battistero, S. Miniiato, Collegiata di Empoli), mentre ogni città ha dato una propria interpretazione. Così come in Borgogna, dove coesistono, sull'esempio cluniacense, impianti più semplici (VìChapaize, St. Pierre a Vezlay) e complesse architetture a Westwerke come St. Philbert a Tournus. Opera, questa, più vicino a modelli tedeschi e imperiali più diffusi in Germania, Inghilterra e Francia del Nord.
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